Articolo pubblicato su Facebook [link] il 20 luglio 2023, pubblicazione gentilmente concessa dall'autore Angelo Costanzo. Il sito Vocidibormio.it non si assume alcuna paternità e responsabilità relativamente ai contenuti di questo articolo; le valutazioni e considerazioni fatte rimangono dell'autore, che si ringrazia per averne concesso la pubblicazione.
Ho assistito al Consiglio Comunale di Bormio del 18.07.2023 con all’ordine del giorno: “Quesito referendario presentato in data 24.01.2023 dal comitato promotore referendario a tutela dell'Alute - provvedimenti". La percezione che ho avuto è stata quella di una “beffa” di una scelta già scritta. Rispetto le scelte che il Consiglio comunale ha adottato, non condivido alcuni attacchi al Sindaco, dettati dall’esasperazione di un clima sempre più divisivo e pesante tra la popolazione bormina. Detto questo, dissento profondamente da quel voto che non consente ai cittadini di Bormio d’esprimersi attraverso il referendum sulla scelta di realizzare, nella piana dell’Alute, la tangenzialina di Bormio. Un Consiglio Comunale con la presenza di un folto pubblico, carico di tensione e contrapposizione. Non si affrontava un tema esclusivamente amministrativo, ma un modo d’intendere la democrazia, la partecipazione popolare. La richiesta di un referendum da parte del Comitato a tutela dell’Alute per chiedere ai cittadini di Bormio l’opinione rispetto al progetto di fare la tangenzialina. Un referendum abrogativo che poteva decidere le sorti di un’opera pubblica fortemente divisiva tra la popolazione bormina e non solo. Ho partecipato perché ritengo che il paesaggio della piana dell’Alute, quello che vediamo quando usciamo dall’ultima galleria della Statale 38, che ammiriamo dalla cima di Monte Scale, non sia un patrimonio ambientale esclusiva disponibilità dei bormini, ma dell’intero arco alpino. Per onestà intellettuale nemmeno i capannoni costruiti alla fine della piana dell’Alute, rappresentano un modello di valorizzazione ambientale condivisibile.
L’Alute è il migliore biglietto da visita di un territorio che fa del turismo il motore della propria economia. La realizzazione della tangenzialina investe le coscienze di chi ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente.
Quell’opera è un simbolo negativo di come si intende valorizzare un territorio. Un modello turistico vecchio, superato, di un’equazione, più strade meno traffico. Una scelta in contraddizione ad un turismo sostenibile che fa del patrimonio ambientale, paesaggistico un valore fondante nella scelta delle località in cui trascorrere le vacanze. Una scelta che non tiene in considerazione, i cambiamenti climatici, la crisi nei prossimi decenni dello sci, come core business turistico di Bormio.
Con questa tendenza dell’innalzamento delle temperature, nemmeno la neve artificiale reggerà ai cambiamenti climatici. Gli esperti parlano con maggiore frequenza della crisi del modello della neve. Allora che senso ha una infrastruttura che viene realizzata proprio in funzione di un evento olimpico invernale? Il fascino della conca di Bormio, dell’Alute è un simbolo di come l’agricoltura di montagna nei secoli ha plasmato e conservato un territorio facendolo diventare un paesaggio che contribuisce al valore turistico della magnifica terra.
Credo che nel Consiglio comunale si sia scritta una pagina triste della partecipazione democratica. La scelta, se fare o non fare il referendum, di fatto é stata demandata a un comitato dei garanti che ha svolto una funzione tecnica e ha consegnato nelle mani del Consiglio Comunale un pare negativo d’effettuazione del referendum. Ma rimaneva un parere non vincolante per i consiglieri comunali. Sarebbe servito maggiore coraggio, non archiviare negativamente la richiesta di un referendum, dietro un parere tecnico basato sul principio della tardività e non esclusività di competenza del Coniglio Comunale dell’opera della tangenziale.
Ho sempre pensato che debba essere la politica, gli eletti nelle sedi istituzionali, a fare le scelte che riguardano il futuro del proprio territorio, soprattutto quando le scelte investono temi di portata storica come la tutela della piana dell’Alute. Il Consiglio comunale poteva, in totale autonomia e autorevolezza, esprimere un voto positivo al referendum. Se il Consiglio Comunale avesse dato il proprio consenso ad effettuare il referendum sarebbe stata una bella pagina di democrazia. Sarebbe servito agli amministratori per capire, sino in fondo, la condivisione o meno di un’opera di tale portata. Con un eventuale voto referendario negativo avrei proprio voluto vedere, quelli che dicono padroni a casa nostra, contestare l’eventuale esito di un voto di un referendum popolare. Regione Lombardia, così anche l’amministrazione di Bormio, si sarebbero dovuti fermare e prendere atto di una volontà popolare. Purtroppo, la scelta legittima del Consiglio Comunale è stata di non fare esprimere i cittadini bormini.
Lo ritengo un vulnus, un’occasione mancata che poteva contribuire a pacificare un clima di divisione. Una cosa ho trovato “sgradevole” nelle argomentazioni del dibattito durante il Consiglio comunale, trincerarsi dietro la pianificazione regionale che dagli anni ’90 si è susseguita nelle varie amministrazioni regionali, provinciali e comunali, per legittimare una scelta che di fatto è stata sancita, con la delibera del Consiglio Comunale n. 5 del 26/01/2022 con l’approvazione dello schema di accordo tra la Regione Lombardia, il Comune di Bormio e la Società Concessioni Autostradali Lombarde per la realizzazione della tangenzialina di Bormio. Un intervento che, come si legge nella documentazione, è funzionale allo svolgimento delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. È vero, nella pianificazione urbanistica, l’ipotesi della tangenzialina è sempre stata presente, come lo è la realizzazione della ferrovia per raggiungere Bormio.
Vorrei ricordare che il Piano Territoriale Regionale d’Area Media e Alta Valtellina faceva propria la previsione della ferrovia indicandola come priorità. Come sempre gli strumenti di pianificazione lasciano aperte varie “strade” ma non per questo vengono tutte percorse. Nessuna delle altre amministrazioni si era mai spinta così in là nel sostenere la tangenzialina dell’Alute. Sarebbe stato meglio, da parte delle precedenti amministrazioni, in sede di adozione del PGT, eliminare questa opzione.
Non si cerchino condivisioni di scelte passate per diluire le proprie responsabilità. La scelta avviene oggi solo perché la Regione Lombardia ha voluto fortemente l’opera garantendo il finanziamento di sette milioni di euro per costruire la tangenzialina dell’Alute. Questo in maniera avulsa da una scelta turistica che non guarda alla sostenibilità ambientale e ai cambiamenti che il clima comporterà nelle aree alpine.
Da quando agli inizi degli anni ’90 si è ipotizzata la tangenzialina dell’Alute Bormio il turismo nelle Alpi e anche a Bormio è profondamente mutato. Bisogna guardare con una pianificazione di lungo respiro che tenga conto dell’acuirsi delle crisi climatica, dell’innalzamento delle temperature che metterà in crisi il modello turistico dello sci per come lo abbiamo conosciuto. C’è un aumento di richiesta di naturalità, benessere ed enogastronomia che supera di gran lunga la richiesta di turisti sciatori. La tangenzialina dell’Alute è il classico caso in cui non è il modello di sviluppo turistico che determina le infrastrutture necessarie, le opere realizzate sono una conseguenza dell’evento olimpico.
La tangenziale dell’Alute stride con lo slogan di sostenibilità a base della candidatura olimpica di Milano-Cortina. Anziché aprire un vero confronto su questi temi si utilizzano le Olimpiadi per l’ennesima scelta sbagliata. Siccome il tempo stringe bisogna fare presto. La partecipazione democratica diventa un ostacolo, chi deve tagliare il nastro cancella secoli di tradizione millenaria di un’agricoltura di montagna che ha saputo plasmare un territorio e creare il paesaggio dell’Alute.
Per questo mi chiedo ma la Magnifica Terra sarà ancora Magnifica? Chiudo queste considerazioni facendo proprie le parole di un amico il blogger e scrittore Luca Rota, sperando che siano da monito a chi oggi ha responsabilità istituzionali: “Nella differenza culturale tra “territorio” e “paesaggio”, cioè tra ciò che vediamo intorno a noi e ciò che concepiamo da quella visione, nella relazione che si forma tra i due elementi e nella sua stortura (il più delle volte inconsapevole, in certi casi no), si può riscontrare sia la fortuna di essi, ovvero la loro frequentazione antropica armoniosa, sia la loro sfortuna, cioè l’origine dei danni che l’uomo con le sue attività vi compie. Comprendere che l’antropizzazione e la territorializzazione realizzate in armonia con lo spazio e l’ambiente naturale generano un altrettanto armonioso e bel paesaggio, nel quale ci si trova bene perché è bello starci, è fondamentale tanto quanto capire che la confusione tra i due elementi e il travisamento del loro valore, innanzi tutto da parte di chi opera e gestisce quegli spazi vissuti e antropizzati, è garanzia pressoché certa di danni e di degrado della bellezza peculiare dei luoghi, dunque conseguentemente anche della nostra relazione con essi, del nostro atteggiamento, della capacità di comprenderne e salvaguardarne il valore. Per questo il paesaggio deve necessariamente scaturire da una nostra elaborazione intellettuale e culturale: se ciò non accade, il territorio diventa come un dipinto dai colori bellissimi ma che non si capisce cosa rappresenti”.
Votazione Consiglio Comunale di Bormio del 18.07.2023